VOICES From Migrations | Nita Fedotov's story
- Changemakers
- 5 days ago
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“VOICES From Migrations” is a project co-funded by the European Union exploring untold migration stories. Nita Fedotov moved from Romania to Italy in 2000. This is his history:

My name is Fedotov Nita, and I arrived in Rosarno from Romania twenty-five years ago. It was a long journey, full of hope and fear. With me there were my wife, some friends, and our children. We left behind everything we knew to search for something different, something better.
At first, it wasn’t easy. We didn’t speak the language well, and we didn’t know how to get around. But luckily, other Romanians who had arrived before helped us. They taught us how to behave, how to live here with respect. Thanks to them, I was able to start working in the fields almost immediately.
The landlord of the house we lived in was helpful. He didn’t treat us with suspicion. He was the one who taught me the first secrets of farm work: how to prune the plants, how to treat the soil properly, how to follow the seasons. I listened carefully. I was eager to learn.
Since then, I’ve always worked in the fields. Every single day. Early in the morning, I’m already among the trees. I stay until the light fades. It’s hard work, but it doesn’t weigh on me. It’s honest and dignified.
Today, I feel good in Rosarno. It has become my home. I know the neighbors, I know the streets, I know the wind that blows from the fields. Despite the difficulties, this land welcomed us.
My children are growing up. They study. And I truly hope they manage to finish school. I did all this for them. I feel proud when I see them holding their books, when they speak perfect Italian, when they dream of a different life. A life that doesn’t begin with the hardship of the land, but with the freedom of choice.
Interview by: Ilaria Bianca Rosu, Paola Infantino, and Federica Siraca

Original story in Italian:
“Mi chiamo Fedotov Nita e sono arrivato a Rosarno dalla Romania venticinque anni fa. È stato un lungo viaggio, pieno di speranza e paura. Con me c'erano mia moglie, alcuni amici e i nostri figli. Abbiamo lasciato tutto ciò che conoscevamo per cercare qualcosa di diverso, qualcosa di meglio.
All'inizio non è stato facile. Non parlavamo bene la lingua e non sapevamo come muoverci. Ma per fortuna, altri connazionali arrivati prima di noi ci hanno aiutato. Ci hanno insegnato come comportarci, come vivere qui con rispetto. Grazie a loro, ho potuto iniziare a lavorare nei campi quasi subito.
Il padrone della casa in cui vivevamo è stato disponibile. Non ci ha trattato con sospetto. È stato lui a insegnarmi i primi segreti del lavoro agricolo: come potare le piante, come trattare correttamente il terreno, come seguire le stagioni. Ho ascoltato attentamente. Ero desideroso di imparare.
Da allora, ho sempre lavorato nei campi. Ogni singolo giorno. La mattina presto sono già tra gli alberi. Resto finché la luce non cala. È un lavoro duro, ma non mi pesa. È onesto e dignitoso.
Oggi mi sento bene a Rosarno. È diventata casa mia. Conosco i vicini, conosco le strade, conosco il vento che soffia dai campi. Nonostante le difficoltà, questa terra ci ha accolto.
I miei figli stanno crescendo, studiano e spero davvero che riescano a finire la scuola. Ho fatto tutto questo per loro. Sono orgoglioso quando li vedo con i loro libri in mano, quando parlano un italiano perfetto, quando sognano una vita diversa. Una vita che non inizia con le difficoltà della terra, ma con la libertà di scelta.”
Intervista di: Ilaria Bianca Rosu, Paola Infantino, e Federica Siraca

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